Distanze

D'istanze

Ho vissuto a lungo tra le nuvole, confidando nell'amica luna, ma venne un'eclissi a oscurare i giorni...e crollai insieme alla notte. Nella temporanea decadenza ho vagato per pensieri ripidi, solitudini e deserti aridi in bilico tra se e ma, intuendo la luna anche nella penombra.
Sono nate istanze, dopo il viaggio introiettivo, che ho raccolto in tre parti intimamente connesse.
Sono sorte distanze, fra me e il mondo, fra me e me...
Nelle poesie essenzialmente ascrivibili ai “Dialoghi interiori” ci sono frammenti che non potevano restare nell'ombra: nel viaggio dell'anima ho attinto a ricordi, mi sono nutrita di sogni, ornata di emozioni, dolori, abbandoni e paure; come coloro che si sono perduti, ne è nata una gran sete di conoscenza...altalenando tra parole e silenzi, succhiando utopie, cercando spiragli/cunei tra il pulviscolo, nuotando incerta in acque stagnanti, correndo dentro giorni di ogni tipo, ascoltando echi lontani, smorzando eterne attese.
“Sguardi” e “Contatti” - seconda e terza sezione della silloge - risentono a tratti di una sorta di lieve e cautelativa lontananza. Contatti dentro le distanze: dicotomia o pratica di ricerca? Nell'attesa, custodisco e curo i semi della poesia, per non dimenticare le stagioni dell'anima:

Semipoesie
semi di poesie.
Versi sciolti
per liberare la mente.
Cresceranno...timidamente.

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Distanze

NOTTURNO



Luce nella notte
ombra tremante al
chiarore fatato
sono
un tetto di stelle
vento nei capelli
fiori tra le labbra.
Sdraiata sull'erba
assorbo l'odore
della madre terra
sola nel buio
tra terra e cielo
felice d'amare
la vita...
Non finire ancora
notte.
Donami il mistero
di natura silente
di questa armonia.
Stanotte vivo
finalmente.

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Recensioni

Su D'istanze di Franco Donatini

Il testo è strutturato in tre parti. I titoli, Dialoghi Interiori, Sguardi, Contatti e la loro sequenza non sono casuali ma danno il senso profondo del percorso spirituale dell'autrice, di cui la sua poesia è una testimonianza. Un percorso che parte da un approfondimento interiore per aprirsi progressivamente al mondo esterno in maniera sempre più intensa e compiuta. Tre fasi, la prima tutta giocata nella propria interiorità per fare i conti con se stessa, con i traumi e i fantasmi che la vita ha sedimentato nel profondo dell'animo, la seconda per avviare un processo sensoriale di recupero attraverso lo sguardo delle suggestioni che la natura offre, la terza per recuperare attraverso il contatto il rapporto con gli altri e allo stesso tempo con la propria umanità.
Come avrete modo di sentire dalla lettura di alcuni testi, la poesia di Cristina è fatta di un linguaggio ermetico, essenziale che non cede in alcun modo a richiami classicheggianti, che non abusa mai di figure retoriche. Un linguaggio essenziale, ma allo stesso tempo complesso, evocativo in senso moderno, che usa le parole in forma onomatopeica alla Palazzeschi, e più spesso giocando sulla sintassi in maniera figurativa ed espressiva che richiama vagamente la tecnica surrealista di Apollinaire. In realtà Cristina, al di là di questi riferimenti, usa un linguaggio nuovo, stringato, ellittico, talvolta algido, che ben si presta a trasferire con immediatezza le angosce, le emozioni della vita di oggi. Un linguaggio che attiene più ai sensi che al profondo che recupera la quotidianità di una poesia che supera i connotati della poesia attuale tutta volta all'introspezione e all'isolamento individuale. Non c'è solo l'angoscia interiore, ma anche il dolore e il piacere fisico, l'insieme complesso dell'universo femminile.
L'introduzione al libro scritta proprio dall'autrice sintetizza, molto meglio delle mie parole e soprattutto in chiave poetica, quanto vi ho delineato.

Su D'Istanze di Miranda Biondi

L'autrice combina diverse forme stilistiche, difficile stabilire quanto risultato di mirate sperimentazioni linguistiche e formali e quanto invece semplicemente rispondano a esigenze creative immediate. La fruibilità è immediata, i piani di lettura gentilmente profondi, non risultano mai ossessivamente suggeriti. La poesia più che dal bisogno di raccogliere il soffio segreto dell'essere e gli impulsi dell'animo, sembra nascere dai sensi riposti di un'energia che percorre il corpo generando una scrittura legata all'esperienza intima e allo stesso tempo fisica del dolore e dell'esperienza in genere. In tal senso, anche gli elementi legati al paesaggio e al succedersi delle stagioni, non rappresentano un semplice sfondo bensì una contrazione emotiva, che il linguaggio quasi macerato da un affanno di esistenza, e sovente incline al frammento, lascia balenare.

D'Istanze secondo Ubaldo de Robertis

Per Cristina Lastri scrivere versi è la risposta ad un richiamo a lungo meditato, l'idea di percorrere i labirinti dell'anima fidando simultaneamente nella percezione e nella memoria, il modo migliore, a mio avviso, per non perdere il contatto con la realtà e con il proprio tempo.
Ora è pronta ad esordire nel mondo letterario con questa raccolta di poesie ben connotate sotto il profilo dello stile davvero originale.
Una comunicazione interpersonale attuata mediante relazioni di parole tra loro, a vario peso semantico, che non relegano in secondo piano i significati, la consistenza dei temi, e le possibilità emozionali.
Il ricorso al verso breve risponde all'esigenza di definire immagini con linee rapide, chiaramente leggibili.
Lo strumento linguistico annovera costruzioni logiche, orchestrazioni in frammenti, giochi di parole e interruzioni che talvolta stemperano l'aspetto lirico, ma l'accurata scelta lessicale fa sì che anche la parte più tecnica dei versi risulti essere, per così dire, liricizzata. Non mancano, infatti, ricorrenze sonore, figure foniche, nessi vocalici, rime e cadenze.
L'autrice, custode e testimone di conoscenze, proietta attraverso mente e corpo le attese, le inquietudini, i timori, i dubbi. Altre volte raccoglie e traduce messaggi direttamente provenienti dall'inconscio, quando non si abbandona totalmente al travolgente flusso onirico.
Con pudore esplora le cose di sé e del mondo, senza alzare i toni, si sofferma su quelle che generano instabilità e vulnerabilità, e allora tenta con decisione di renderle inoffensive, almeno le cose che attengono al proprio vissuto. Dialoghi interiori, rivisitazione dei luoghi della memoria, attese sopite e vigili. La sensibilità percettiva le consente di cogliere e trasmettere con efficacia, pensieri, e stati d'animo. Un discorso di sofferenza, disperazione, ma anche esortazione, speranza, e amore.
L'impressione che talvolta si coglie è che l'oggetto della sua riflessione/immaginazione possa continuamente modificarsi man mano che si svela e che, pur vivendo il disagio esistenziale dei nostri tempi, chiami sempre in causa l'intima volontà per riempire/superare lo spazio vuoto, per ristabilire l'equilibrio attraverso la ricomposizione minuziosa dei dispersi frammenti di vita e di pensieri. La poetessa sa che la realtà non è qualcosa che esiste fuori di sé, ma è un prodotto della propria facoltà di percepire.

...sono sorte distanze... fra me e il mondo...fra me e me...sguardi oltre, verso un fuori da sé...allora, il silenzio si fa meno assordante...
Ecco, un lemma ricorrente in queste pagine poetiche è proprio il "silenzio"
...vesto il silenzio religioso nel tepore della cella... (Dialoghi Interiori)
donami il mistero di natura silente di questa armonia... (Sguardi)
...nel silenzio rotto solo dalle tue membra stanche... (Contatti)

Il silenzio dai molti significati: l'immobilità spaziale, l'annullamento della distanza, distanza dalla parola consueta, condizione in cui tutto è sospeso, ovattato, radura dell'essere di heideggeriana memoria, custodia del segreto, non silenzio della coscienza, non assenza della parola, ma il suo apicale limite.

La poesia della Lastri è dunque compresa tra l'ineluttabilità delle parole e il silenzio, fra voci e silenzio, sembra quasi che la sensibilità si alimenti, si attivi nel silenzio inteso, per chi non vuole essere sopraffatto dai rumori di un mondo caotico, come spazio necessario alla percezione.
Entrare nei ...suoni sommessi per riempire certi silenzi... è per Cristina il punto di partenza e di arrivo di un viaggio che la conduce ad ascoltare le voci interiori, e il proprio respiro poetico.

Distanze

“D'Istanze, contatti dentro le distanze” di Cristiana Vettori

L'itinerario poetico ed esistenziale della poetessa pisana Cristina Lastri

La poesia, si sa, è un'arte antica e chi vi si dedica ha qualcosa di antico: è quello che suggerisce anche la raccolta poetica della poetessa pisana Cristina Lastri, "D'Istanze" (Giovane Holden Edizioni), in cui si parla di "ampolle opalescenti" e "scrigni preziosi" e di una donna "collezionista/ di rododendri e spine,/ candelieri barocchi/ e svuota tasche...".

La poetessa ci presenta un percorso a cui allude fin dal titolo, "D'Istanze", un titolo che presumibilmente fa riferimento alle distanze che si mettono fra noi e le varie "istanze" in cui la nostra vita si articola: situazioni, relazioni, persone, rispetto alle quali dobbiamo saper misurare la giusta distanza, abbastanza ravvicinata da non portarci all'indifferenza, ma al tempo stesso calcolata in modo tale da non farci sommergere e sopraffare da ciò che ci coinvolge e ci preme.

Un tema che è tanto più vero per la vita di una donna che, nel bene e nel male, sa "contenere moltitudini" per dirla con le parole di una poesia della silloge, in quanto è immersa in molteplici situazioni e ricopre infiniti ruoli nei quali può rischiare di perdersi.

In amore si dice che la distanza giusta sia quella del riccio, che a causa degli aculei non può avvicinarsi troppo e mantiene un salutare ed equilibrato distacco dal proprio o dalla propria partner: e questa può essere in realtà una metafora adatta ad ogni situazione di vita....

La raccolta si snoda in tre movimenti - "Dialoghi interiori", "Sguardi", "Contatti": come dire che, quando si è presa coscienza di noi stesse attraverso l'ascolto e il colloquio interiore, possiamo rivolgerci all'esterno "verso un fuori da sé, vicino o lontano che sia, perché il silenzio sia meno assordante e l'ignoto diventi una foresta lussureggiante da esplorare"; possiamo avvicinarci "a un universo esteriore, contemplando la natura" fino ad evocare "storie, momenti, cristallizzati in versi...e il sentire dell'anima è riversato, con una vasta gamma di sfumature, sulla gente ricordata, vissuta, incontrata, amata".

Un percorso, dunque, un itinerario, il passaggio da uno stato a un altro, "il filo rosso" di un divenire - per dirla con le parole di una lirica - è ciò che contraddistingue la raccolta.
E in questa ricerca di senso e di contatto, la scrittura diventa "bisogno di conoscenza, di sopravvivenza, di altro futuro" come scrive Alessando Scarpellini nella postfazione al libro. "Forse anche la parola può essere vita che cambia e vibrazione per cambiare la vita", dice ancora Scarpellini.
La poetessa ama giocare con le parole e con i suoni - come segnala anche il titolo, "D'Istanze" - e in questo modo riesce a smorzare l'enfasi, ironizzando su se stessa e sulle cose della vita.

"Gioia infinita./Dopo il buio...la luce (del neon)" si legge in una lirica; e ancora: "...mentre soffio il naso/spunta già un sorriso...".

Oppure il verso si fa musica, quasi a segnalare un mutamento di rotta, il passaggio a una dimensione "altra", quella della parola liberata, dell'utopia, al di sopra degli affanni e dei dolori della vita. E la musica echeggia ritmi di canzoni che hanno accompagnato la giovinezza dell'autrice (e la nostra): "ciao, amore, ciao", " let it be...".

Ma anche un altro suggerimento percorre la raccolta: che la poesia abbia in sé una vocazione oracolare e ci metta in contatto con dimensioni profonde che sfuggono al controllo razionale e svelano territori inesplorati del nostro essere, che altrimenti non possono essere detti, "Mistero inafferrabile/ come l'orizzonte.../infinito". E il poeta diventa allora lo "sciamano/ depositario di se stesso/ sempre pronto/ a cominciare altre danze" dopo aver donato "il sudario al prossimo".

Dopo... le poesie

postfazione d'istanze di Alessandro Scarpellini

La vita è incerta, talvolta appare un filo rosso sottile: le distanze, in un momento - per / come / mediante raggi paralleli, convergenti, divergenti - si mutano in istanze o viceversa.
L'esistenza è un filo di sangue, d'amore, di silenzi, di domande, di risorse e risposte mancate, di problemi che forse hanno e non hanno ri-soluzione, di dilemmi che in qualche modo potrebbero sciogliersi o acquietare... soffio di vento diverso, talvolta contrario. L'attimo che passa, per accadimenti forse imprevedibili, muta la vita precedentemente vissuta in ricordi (cenere di momenti e cose avute, giorni che pungono e che piangono, gioie che feriscono, ore che fanno sorridere, parole che non hanno più un significato certo, luoghi che si dissolvono in un battito di ciglio, con il sapore della nostalgia).
Difficile accordarsi col segreto bioritmo del mondo, sbrogliare la matassa confusa di fili diversi che si incontrano e si impigliano fra loro per ragioni nascoste e umane debolezze, guardare negli occhi il Creatore e sorridergli. Non c'è alcuna verità esterna che sembra durare, verrebbe da dire con l'amaro in bocca e un respiro terroso di incompletezza. Basta che una lettera si sposti, che un suono cambi, e... la vita cambia. Così fa anche Cristina nella sua poesia, giocando con i segni che fanno (hanno) le parole e con i giorni che hanno fatto la sua vita. Ma in lei c'è qualcosa che va oltre il pessimismo esistenziale: una speranza profonda, che mai si annichilisce e scompare nel caso. È come se si muovessero le tessere di un puzzle alla ricerca di una soluzione, faticosa da trovare, ma, con la speranza di scoprirla per una magica combinazione, un allineamento quasi astrale, fra il corpo ferito e il mondo fuori. Un po' come incontrare Dio per caso, ma cercandolo ovunque e soprattutto nella materia viva... nei fatti che accadono, nelle parole che li rivelano e li narrano nella loro essenzialità e profondità.
Per lei donna, il campo della ricerca, sono i sentimenti e i pensieri vissuti, l'amore, le sottili percezioni e sensazioni del corpo e della mente... in quel mare, in quella pozza, si tuffa per respirare un altro cielo, per conquistare la libertà di essere.
Cristina fa una poesia di immersione, di purificazione, di passaggio ad un altro stato delle sue lune (della sua vita).
La sua non è una poesia di sonno, ma di veglia... per poter ancora sognare, domani.
In questa fase la materia ha una consistenza diversa. La realtà deve ancora mutare ed irradiarsi di un altro sole ancora non sorto (che già però splende in lei, nelle sue ferite ancora aperte e nei suoi pensieri che il dolore ha liberato).
Vivere il presente / succhiando utopie /... le distanze sono già segretamente istanze.
Lo spazio che separa due luoghi, due oggetti, due persone è divenuto, tramite la poesia e per ricerca interiore, aspirazione che ha carattere di necessità inderogabile.
Maurice Blanchot ce lo aveva suggerito che scrivere è percepire il continuo ed inesauribile mormorio dell'essere, e forse... pure del divenire.
Cristina stessa ha costellato il suo libro di accenni, appunti, segnali perché le sue parole non siano solo masticate e digerite come pere e albicocche dal bel colore / dal buon profumo / dal soave sapore.
Ci indica il suo percorso di vita, di scrittura, in questa spiaggia enorme di sabbia grossa e finissima che è il mondo:
In questo viaggio dell'anima ho attinto a ricordi, mi sono nutrita di sogni, ornata di emozioni, dolori, abbandoni, parole.
Come tutti coloro che si sono sperduti, è nata una grande sete di conoscenza... “altalenando tra parole e silenzi, cercando spiragli dorati/cunei tra il pulviscolo, nuotando incerta in acque stagnanti, correndo dentro giorni di ogni tipo, ascoltando echi lontani, smorzando eterne attese.

C'è tutta la sua poesia, il suo cammino, in queste righe che aprono la prima sezione intitolata Dialoghi interiori. Vi è persino un certo psicologismo - Eremitaggio introspettivo, sub inconscia inquietudine delle moltitudini egoiche - in cui a volte si compiace di cadere anche nei versi, quasi in un tentativo di celare/raccontare la nudità dell'anima e dei pensieri... per scoprire qualcosa di nuovo.
Può apparire a chi non guarda e valuta attentamente una sorta di maschera per non farsi troppo vedere, di abito per coprirsi e poi svelarsi, come è poi anche la sua ironia e il suo ironizzare su se stessa e sulle cose della vita.
Le altre due sezioni - Sguardi e Contatti - fanno si che Cristina esca dal sé per guardare / toccare il mondo dentro e il mondo fuori per poi cambiare qualcosa della sua vita e della percezione del mondo.
La sua voce femminile è profonda anche quando pare giocosa e volatile, interiore anche quando sembra volgersi all'esterno.
Ama giocare con le corde dei suoni, con le distanze e le vicinanze fra la terra e il cielo (l'essenza e l'assenza). In questo gioco pensa prima o poi di ritrovarsi e che il lettore trovi qualcosa di sé per vivere l'esperienza inquietante delle parole che parlano (attraverso la poesia intima, a volte essenziale e significativa persino in certe sue volute barocche).
Non so quanto ne sia consapevole, non mi interessa saperlo o misurarlo.
Forse sono solo le impronte di un suo cammino nella polvere dei giorni presenti...
Forse anche la parola può essere vita che cambia e vibrazione per cambiare la vita.
La scrittura per lei è bisogno di conoscenza, di sopravvivenza, di altro futuro.
Parole e silenzi / dentro me / nello sguardo, nel cuore. / Silenzi e parole / sgorgano, sguazzano / sedimentano. // Costante filastrocca: / pensieri traboccanti / vuoti esistenziali / parole latenti / ambigui silenzi / strisciano / verso la bascula. / Alba e tramonto / moto perpetuo / attesa quiete. // Parole e silenzi / implodono. / Mi guardo intorno... / Non c'è nessuno // Allora scrivo.

D'istanze

Distanze

Giovane Holden Edizioni 2009
Collana versi di segale
ISBN 978-8863960310
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