Video

Oltre le parole... i versi s'innestano alle immagini che a loro volta viaggiano su colonne sonore, per sconfinare in altri mondi, con altre emozioni.

video scrittura con slideshow e brano strumentale di versi sparsi tratti dalla silloge omonima

slideshow+commento musicale+voce recitante, con collage di versi tratti dalla sezione rosso fuoco in “Rosso profondo”

poesia visiva su foto elaborata di Carlo Delli, con brano cantato, tratta da versi della sezione rosso vermiglio in “Rosso profondo”

videoripresa su tre quadri di Daniela Maccheroni, voce recitante, versi tratti dalla sezione rouge noir in “Rosso profondo”

Booktrailer: video home made della raccolta poetica D’istanze

slideshow di immagini scattate durante la presentazione della silloge D’istanze effettuata al circolo “L’Alba” - 2013

omaggio dell’artista Simonetta Filippi che legge i versi di D’istanze

spezzone della performance riadattata da “Versus” al finissage della mostra della pittrice Daniela Maccheroni con i lettori del circolo LaAV di Pisa

incipit della performance da me scritta e realizzata in collaborazione con le amiche del LaAV al X incontro degli Artisti Contemporanei a Pontedera, alla Carrozzeria Rizieri

Il mio mare: performance della “poetessa ucràina Zara Vinogradova” all’interno del saggio Comici senza frontiere (Cascina 2015)

Tre poesie: L’attrice Dina Rovini legge tre poesie dalla silloge D’istanze (Altopascio, Lucca - 2012)

Disfida di Calcinaia: Il verdetto finale del torneo cavalleresco-letterario e proclamazione della vincitrice (Calcinaia, Pisa 2016)

Disfida di Calcinaia: l’attrice Alessandra Bareschino della Compagnia dell’Anello legge il racconto con il quale ho vinto il torneo (Calcinaia, Pisa 2016)

Due poetesse: Estratto della doppia presentazione al Caffè letterario Voltapagina, delle poetesse Annamaria Dall’Olio e Cristina Lastri (Pisa 2016)

Momenti LaAV: video di alcuni interventi ed incontri dei volontari LaAV pisani di cui faccio parte da alcuni anni

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Interviste

Labirinti sfumati di rosso

La scrittrice pisana Cristina Lastri, ci parla del suo amore per la parola scritta

È una vena artistica che si esplica attraverso le più svariate modalità, quella della pisana Cristina Lastri. Definirla creativa, pertanto, potrebbe essere una deminutio. Possiamo comunque affermare che la sua forma espressiva d’eccellenza è il verso.
“Non amo troppo definirmi poetessa - spiega l’artista, che nella vita di tutti i giorni è docente nella scuola primaria - preferisco scrittrice. È vero tuttavia che fino ad oggi la mia produzione letteraria è stata prevalentemente poetica, salvo alcuni brevi racconti pubblicati su antologie e siti vari. Ho riscoperto il piacere dello scrivere una quindicina d’anni fa, grazie ai corsi di scrittura creativa di Alessandro Scarpellini”. Una riscoperta presuppone che già ci sia stata una scoperta. “In effetti - osserva l’artista - il piacere della scrittura mi ha sempre accompagnato fin dai banchi di scuola. La parola scritta è sempre stata il mezzo con cui ho potuto esprimere anche quelle sfumature che a voce non sarei mai riuscita a esternare. Da adulta, la vita e la professione mi hanno riavvicinato a questo antico amore. A un certo punto è scattata una sorta di disvelamento: mi sono sentita libera di spaziare nei meandri della lingua e negli interstizi dell’anima. Una sorta di viatico, insomma, verso l’infinito ed oltre, senza quei confini che ai poeti non piacciono”.
Recentemente è uscita in libreria la silloge Rosso profondo (editrice ZONA contemporanea), nella quale l’artista declina i suoi versi nelle svariate nuances del colore rosso, regalandoci un amalgama di sensazioni che mettono a nudo le corde più profonde della sua interiorità. La forte potenza evocativa, che scaturisce dall’essenzialità delle sue liriche, abbraccia l’anima del lettore attraverso gradazioni cromatiche avvertite come frammenti di emozioni tra loro collegati da una sorta di onda che lega lo spazio reale con l’immaginario. Si va dal rosso profondo (che dà il titolo all’antologia) al rosso relativo, passando per il fuoco, il rouge noir e il vermiglio: il tutto, come scrive Cristiana Vettori nella postfazione, “sollevandosi sulla pesantezza del mondo”. Le immagini delle opere di pittori e scultori locali illustrano efficacemente le diverse sezioni del libro. Ma non possiamo certo definire questo volume l’ultimo lavoro, in ordine cronologico di Lastri, perchè le sue fatiche letterarie sono in progress includendo un progetto collettivo, che vede riuniti parecchi scrittori pisani facenti parte del salotto letterario Pinkhouse di Mariangela Casarosa. La scrittrice inoltre sta lavorando anche ad una proposta di interesse regionale, sebbene per ora non preferisce parlarne.
L’eclettica artista ha debuttato alla grande nel mondo letterario. Il suo primo racconto infatti è stato pubblicato in un’antologia preceduta, tra l’altro, dalla prefazione di Ugo Riccarelli, lo scrittore scomparso quattro anni fa, vincitore del premio Strega nel 2004 e del Campiello pochi giorni dopo la sua morte.
Lastri è inoltre tra i soci fondatori del movimento labirintista coordinato dal professor Massimiliano Badiali. Labirintiste erano infatti le liriche della sua prima silloge, intitolata D’istanze. Da circa tre anni fa parte anche del circolo LaAV (lettura ad alta voce), una rete di volontari che si alterna nelle svariate sedi pubbliche allo scopo, in particolare per consentire la fruizione della lettura a chi non può farlo o semplicemente per socializzare.

di Maria Fantacci

Intervista al Pisa Book Festival 2012

Quando uno scrittore incontra una poetessa

Nell'ambito della presentazione del libro di poesie “D'ISTANZE” della poetessa pisana Cristina Lastri, presso il comune di Altopascio (Lucca), sala dei Granai 5 maggio 2012, lo scrittore Franco Donatini intervista l'autrice a seguito della lettura di brani scelti:

D: “Parole silenzi implodono/Mi guardo intorno… non c'è nessuno/Allora scrivo” Dopo questi versi tratti da “Bioritmi” nasce spontanea la domanda: Qual è l'origine, la molla della tua voglia di scrivere?”
R: mah...è sempre stata in me, con me, perchè mi è più congeniale rispetto al verbo, alla parola detta; comunque la molla, come accennavi, è stato una sorta di lutto, che mi ha spinto a reagire in qualche maniera; dopo varie peregrinazioni, sono tornata al vecchio amore, lo scrivere, avvicinandomi alla narrativa con i racconti brevi e successivamente alla poesia. Come amante della solitudine, posso affermare che in un momento del mio cammino dove era necessario un cambiamento, un ponte verso l'altrove, la poesia in questo senso mi è stata ed è ancora molto utile.
Poesia intesa come viaggio dell'anima, che parte dal cuore e si dirige verso altri cuori; infatti arrivare al cuore della gente è il premio maggiore per chi scrive e fa poesia, perchè un testo (a mio modesto parere) vale per quello che è, per come dice le cose e non per le cose che dice...Saba scriveva in proposito:”Voi lo sapete amici, ed io lo so. Anche i versi son fatti come bolle di sapone: una sale e un'altra no”.

D: Qual è il tuo rapporto col dolore? La poesia appena letta “Incline al dolore” ci offre una duplice interpretazione, da un lato il tentativo per così dire farmacologico di rimuoverlo, dall'altro di darle un senso quasi positivo, una speranza ….
R: Sicuramente...lo ritengo quasi necessario, una tappa ineluttabile per fare piazza pulita e cercare nuovi spazi per quell'Illimitato Amore di cui sopra...bisogna però essere pronti al viaggio di ricerca introspettiva, consci che dopo tanto buio, poi la luce arriva ad illuminarci.
La poesia, se nasce da un desiderio, ci dice che ogni cosa è unica e può diventare argomento poetico.

D: “Lentamente/prende vita l'altra/quella dei sogni/con tiepide lingue di luna” I versi di “Passaggi” mi rimandano ad una poesia spesso vicina allo spaesamento o al sogno... Voglio farti questa domanda: Quanto conta il sogno nella tua poesia?
R: La dimensione onirica pervade la mia poetica costantemente, così come conta molto anche nel quotidiano...Non so se è un pregio o un difetto...Forse è per questa indole che scrivo poesie, perchè in fondo la poesia è un cortocircuito tra inconscio e realtà e ci lascia liberi di credere... “Sono...sogno (Onirica), ...proverei ad assorbire piano il mondo, nell'illusoria realtà (Se fossi fiore)”.

D: Una metafora, direi un'allegoria della vita è presente in “Prima del tramonto”: “Respiro tutta l'aria che posso/Aspetto che il rosso si infiammi/e cada nel blu” . Il blu sembra la fine di tutto, ma cos'è per te, c'è forse un dopo, come c'è il nuovo giorno?
R: Esatto. Lo spettacolo del tramonto, nel suo splendido epilogo può essere visto come la fine di un ciclo, dove poi se ne apre un'altro, per la legge delle alternanze. Il giorno muore, ma subito nasce la notte col suo mistero, la sua ambiguità...Le due facce della realtà vanno accettate con i loro contrasti, per quanto ci è possibile: odio/amore, vita/morte, silenzio/caos, gioia/dolore.

D: Nella poesia in parte riportata nella quarta di copertina si legge: /C'era una volta una donna/collezionista/di rododendri e spine/…/ora non c'è più/. Vuoi dire che la poesia ha cambiato la tua vita, in un certo senso la tua personalità?
R: In un certo senso è così: ha avuto effetti a lungo andare pseudoterapeutici, in quanto ho scoperto di “contenere moltitudini”, di non guardare più con troppa nostalgia al passato, “di smettere di nuotare in acque stagnanti...per seguire fulgidi fasci lunari: segnali di una vita mutante, in divenire.”
La poesia salva la vita, citando il libro della Bisutti, perchè il poeta non è colui che riempie un foglio bianco DI VERSI, ma chi sa guardare il mondo con occhi DIVERSI.

D: “Play the game” invece è un modo molto carino per descrivere la piacevolezza di una giornata d'amore. Quanto conta l'amore nella tua poesia?
R: Se è vero che la vita è amore, ovvero un gioco di alchimie, è anche vero che la vita stessa è un gioco, un gioco di carte dove le regole sono sconosciute, e ogni giorno giochiamo una mano, sicuri del nulla...
In questa poesia ho mescolato le carte, ho giocato, lasciandomi trasportare verso i limiti di certi confini, (ai poeti piace tantissimo sconfinare) giocando con le parole e le figure di significato, nello specifico l'ironia, che talvolta compare nei miei versi, tutto qui.

D: “Kaos ormonale/Giudizio universale/Processo neuronale/It's all in my head”. In “Nella mia testa” sembra che ci sia una relazione tra la nostra parte fisica e quella psichica! Sbirciando in Internet ho visto il tuo manifesto sulla poesia labirintista che riguarda proprio questo. Ci spieghi il significato? Mi sembra intrigante, forse la strada per una nuova poesia?
R: Grazie della domanda...Qualcuno ha definito la mia scrittura zen, le mie poesie criptiche...La poesia io dico è un tesoro senza prezzo, uno scrigno da scoprire e rispettare; la sua umiltà artigianale è insita nell'etimologia, il poiein greco, il fare; un fare, che prima o poi va condiviso, altrimenti relegato nei territori dell'estraneità o autoreferenzialità.
Allora, intanto condivido pienamente la tua riflessione, sulla poesia che unisce il nostro corpo e la nostra mente; anzi, in una società che tiene sempre più conto dell'utile, direi che “l'inutilità” della poesia appare sempre più nesessaria.
Per quanto concerne il movimento del Labirintismo, è arrivato anche grazie alle amicizie letterarie e alla rete. Il fondatore di questa corrente artistico-letteraria, professor Massimiliano Badiali, nel suo manifesto, asserisce che “l'uomo moderno è arroccato nel proprio labirinto interiore ed è impastoiato nel male di vivere; come viatico ha l'arte a tutto tondo, intesa come mezzo conoscitivo e terapeutico, per far uscire l'io dal labirinto”...
Io mi sono incuriosita e, navigando, ho capito che ero già labirintista, senza saperlo; ho inviato alcune poesie e racconti, pubblicati nel sito medesimo.

D: Bene, prima di chiudere l'intervista e la serata letteraria, ci vuoi dire a cosa stai pensando per il tuo futuro di scrittrice e poetessa?
R: Posso intanto portare in giro, come un bambino, i miei versi scritti qualche anno fa per la GH di Viareggio, come oggi ho avuto il piacere di fare grazie al Comune di Altopascio, sempre sensibile alle iniziative culturali; quindi presentazioni sotto varie forme, con un occhio attento alla rete che piano piano mi resta sempre meno sconosciuta ☺ . Poi ho in cantiere una seconda silloge, attualmente al vaglio editoriale, un progetto artistico-letterario con un'amica pittrice e alcuni contributi in antologie poetiche. Diamo tempo al tempo e che la poesia esca allo scoperto.

La stessa intervista è visionabile qui, insieme ad altri contenuti.

DONNE: dare voce all'emozione

c/o SMS biblio a Pisa , venerdì 14-03-'14 dalle 17 alle 19 con le scrittrici Cristina Lastri e Sara Rodolao, moderatrice Chiara Aurora Gagliano, letture a cura del LaAV (Daniela Bertini, Chiara Rea)


D: Virginia Woolf “Una stanza tutta per sè”... Cosa vi favorisce l'ispirazione? Essere donne influisce sui generi e sul modo di scrivere?
R: Sulla pacata riflessione della Woolf sono trascorsi molti anni che hanno, in parte, alleggerito la quetione e aperto spiragli di luce sul tema donna-creatività. Dedicarsi all'arte o semplicemente ad un'attività di pensiero come lettura, scrittura, erano precluse alla donna intellettuale del secolo scorso, anche in mancanza di uno spazio fisico definito.
Io credo che oggi la donna si sia conquistata lo spazio e il tempo per se stessa, senza sacrificare il suo mondo circostante di affetti e di impegni; so, sappiamo, che è una lotta quotidiana, forse più per il tempo che per lo spazio. Con i ritmi di oggi ritagliarsi delle ore per leggere, andare per mostre, musei, cinema, teatro per poi tradurre gli stimoli ricevuti in suggestioni verbali (decenti) non è cosa da poco... Sta molto nell'autodeterminazione e nella passione che ci muove verso la scrittura, come anche in chi ci sta vicino (magari semplicemente ascoltando le nostre bozze), far sì che si continui nel nostro operato, più convinte e creative che mai.
Penso in definitiva che essere donne scriventi possa ineluttabilmente influire sul modo di scrivere; le tematiche femminili sono vissute dalla donna stessa, poi tradotte in parole e generi letterari. Scrivere diventa allora raccontarsi, mettersi in cammino verso se stessi.

D: Di cosa scrivete?
R: Personalmente dopo un inizio come scrittrice di racconti brevi, alcuni editi in raccolte antologiche, altri premiati in concorsi letterari, ho virato nella scrittura poetica, per dirla come Nicola Vacca, in uno stato di vigilanza, pronta ad entrare dentro le problematiche, che siano sociali (poche) esistenziali (molte). La scrittura, la poesia è il reale; la prosa racconta, la poesia dice. Scrivo su ciò che mi parla, che mi emoziona, sulla vita e il quotidiano, in un viaggio spesso introspettivo. La poesia ci dice che ogni cosa è unica e può entrare a pieno titolo nel verso, perchè il poeta, come amo ripetere, sa guardare il mondo con occhi diversi.
Nell'umiltà artigianale del poiein, mi sono fatta ammaliare dalla Poesia, dalla chiara oscurità che la pervade, dallo stretto legame con la psiche che fa prendere strade lontane dalla razionalità e ci avvicina ai colori del nostro mondo oscuro, in questo mondo scuro.
Montale scriveva nel suo discorso per il Nobel nel '75 “Ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà.
Poiché nella mia esperienza di scrittura, la parola è quasi sempre un piacere contrapposto al dolore, un antidoto (necessitante sin dalla lontana adolescenza) all'angoscia familiare, a molte sofferenze e disagi, è naturale che per me la parola, specialmente poetica, sia anche gioco, divertissement, non mai, però, fini a se stessi, come in certa neo-avanguardia. In più, mi pare, una precisa e ricercata e tuttavia quasi “spontanea”, sonorità.

D: Alla luce di quanto abbiamo letto e delle figure di donne di cui abbiamo parlato, quale quadro ne ricaviamo? Citerò due testi che mi sono piaciuti molto: "Donne che corrono con i lupi" di Clarissa Pinkola-Estes e "Sii bella e stai zitta" di Michela Marzano: nel primo, l'autrice rivaluta il ruolo della donna oggi dicendo che deve riscoprire la sua parte selvaggia, il suo io primordiale; nel secondo, la Marzano incoraggia un dialogo rispettoso tra i due sessi, e afferma che la donna non ha bisogno di essere "pari" all'uomo perché significherebbe ammettere che le manca qualcosa, che deve maschilizzarsi per essere giusta; piuttosto dev'essere accolta e compresa nelle sue differenze con lui) : PARITÀ DI DIRITTI, EMANCIPAZIONE...
R: Sì, hai scelto due testi tosti, che affrontano il femminile attraverso un taglio antropologico e romanzato; il primo l'ho letto e regalato a mia figlia, tanto mi colpì nella sua profonda complessità, mentre l'altro, più contemporaneo mette in risalto l'annosa tematica dei sessi a confronto, un argomento che è e sarà sempre fonte di articoli, libri e poesie... quindi per chi scrive, un inesauribile modo per dare voce ai propri pensieri sulla questione; spesso infatti molti scritti prendono spunto da fatti vissuti che poi prendono corpo nelle pagina, spesso con il sapore della rivincita, o dell' autobiografia. Adoro leggere, o vedere film sulla storia di certi personaggi, specie se donne; delle poetesse, poi, amo sapere il loro vissuto, anche per leggerlo nella loro epoca e coglierne i riflessi nei versi. I tempi, rispetto al passato, sulla condizione della donna sono cambiati, ma mai abbastanza e in modo disomogeneo; la parola scritta è un buon modo di portare avanti sul piano culturale la grande battaglia.