Rosso Profondo

Rosso Profondo

Cinque sfumature di rosso (piuttosto che cinquanta sfumature di grigio...). La citazione non rimandi alla narrativa erotica, ma semplicemente al colore, alle molteplici variazioni di tono e alle emozioni, alle parole, ai sentimenti, ai versi, alle immagini raccolte con amorevole cura come un bouchet di fiori. Rossi.
Perchè quel colore, proprio quello...il rosso, anzi ROSSO PROFONDO?
Alcune tracce, mi sono accorta, trasparivano dalla precedente silloge, ma quì e ora ho messo insieme tutto ciò che mi è caro, dandogli una veste scarlatta, a sottolineare la matrice passionale che avvolge il tutto.
Il titolo del libro, che è anche quello della prima sezione, rimanda all'attenzione evocata dal rosso in quanto tale e all'intimità di certi viaggi, come sovente mi accade. In Rosso Fuoco le tinte si accendono, la passione è viva, come il bosco in autunno e l'amore palpita...Rouge Noire accoglie poesie dove il rosso s'incupisce e le cose finite lasciano il posto all'oblio. Rosso Vermiglio è un omaggio alla passione della scrittura, un elogio alla poesia. Rosso Relativo è la vita, dove il rosso è mescolato ad altri colori, in una sorta di pioggia prima dell'arcobaleno; qui ho scelto i toni un po' teatrali e ironici, giusto per non prendersi troppo sul serio, anche se trattasi di poesie (scusate l'ardire).

Quindi il rosso come colore dell'ambivalenza, di vita e di morte, di tramonti infuocati e di passioni amorose. Il rosso mette in risalto ciò che cade sotto i nostri occhi. E' un richiamo ...L'indifferenza umana di fronte alla realtà, a volte, sembra non essere scalfita neppure dal colore acceso, come rimandano i versi di di Edgar Lee Master:
“I tuoi rossi fiori tra le verdi foglie
van cadendo, o geranio!
Ma tu non chiedi acqua,
tu non puoi parlare”

Ma anche il rosso come trascendenza, devozione, spiritualità come traspare in “Il mio nome è rosso” di O.Pamuk:
“Non appena me ne resi conto,sentii con timore e gioia di essere accanto a Lui. In quel momento percepii con devozione la presenza di un rosso inconfondibile.
In breve tutto si fece completamente rosso. La bellezza di questo colore nasceva dentro di me e in tutto l'universo”

Allora vi invito al viaggio, ad entrare in tutte le sfumature del rosso.

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La silloge è impreziosita dalle immagini di cinque artisti, diversi nel loro genere, che hanno introdotto le rispettive sezioni del libro con un'opera scelta appositamente

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Recensioni e commenti

Recensione di Nadia Chiaverini

Quando ho presentato l’ultimo libro di poesie di Cristina “Rosso profondo” alla Biblioteca di Cascina il 12 giugno 2015 abbiamo scherzato - ironicamente - sulle variazioni di tono del rosso, corrispondenti alle cinque sezioni del libro – rosso profondo, rosso fuoco, rouge noir, rosso vermiglio, rosso relativo - in analogia con le 50 sfumature di grigio. In realtà, come spiega Cristina nella copertina interna del libro, le sfumature di rosso si riferiscono alle emozioni, ai sentimenti, alla passione che tutto ...comprende.
Cristina crea un connubio tra le parole e le immagini: per ciascuna sezione infatti ha scelto una fotografia di un’opera: Frammenti di Floriana Gerosa, Rosso fuoco di Elena Roncoli, Ombre n. 3 di Diego Piccaluga, Piuma di fenicottero di Carlo Delli, Pioggia di sogni di Elena Nutini. L’immagine contiene anche quello che la parola non può o non sa dire.
In questa silloge si ritrovano tanti riferimenti, delicati, guizzi volanti che non si riescono ad afferrare - film, parole di canzoni, ripetizioni fonetiche, suoni che s’affacciano, fanno capolino, poi fuggono altrove, si ripresentano come folletti, con leggerezza, ironia; anche nella sezione Rouge noir, in cui il dolore si fa più profondo, s’incupisce fino a rasentare la morte, eppure si allontana e fugge altrove – ed ancora, leggendo, assaporiamo echi di Lucio Battisti (Pensieri e parole), Ornella Vanoni (La musica è finita), Battiato, De Andrè, Mina, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Venditti.
Per non parlare del titolo di una poesia, “Ciao maschio”, che ci riporta ad un film di Marco Ferreri, ed ancora, in “Finita la festa”, ritrovo un’aria decadente come ne La grande bellezza di Sorrentino; e potrei continuare con i riferimenti al nonsense, all’enigma, agli anagrammi di parole, quali I draghi logopei,- giochi di parole – che è il titolo di un testo di Ersilia Zamponi. Perché Cristina assorbe, miscela e fluisce la sua musicalità con profonda sensibilità, esente da negative pesantezze; rinasce infaticabile dal dolore e dalla disillusione (“Rebirth”): il passato sconsolato/lento/si dissolve…/Un’altra me respira/ e si solleva.

Recensione di Annamaria Pecoraro

Rosso Profondo il titolo di questa silloge è tutto un programma, un’apoteosi di sfumature e gradazioni che diventano la chiave di lettura capace di trasmettere emozioni, sensazioni, trascinando nell’intimo sentire o in metafore concrete di vita quotidiana. Ogni colore ha un suo simbolismo e sicuramente traccia un legame tra quello che pensiamo e la nostra azione. Paracelso diceva: “Ogni elemento ha un suo colore: la terra è azzurra, l’acqua è verde, l’aria gialla, il fuoco rosso; poi vi sono altri colori casuali e commisti, appena riconoscibili. Ma tu bada con cura al colore elementare che predomina, e giudica secondo quello”. Il rosso sicuramente rappresenta nella sua completezza sia il bene che il male, la forza, la passione, la vivacità, il dolore, l’aggressività, l’energia.

L’accostamento all’uno o all’altro significato accompagna l’evoluzione della silloge, così come il percorso dell’umana esistenza. Rosso profondo, fuoco, noir, vermiglio, relativo. Espressioni fabbricate dalla coscienza e dalla conoscenza, poiché è con graduale esperienza che la “tavolozza” della vita prende forma, toccata dalle stagioni che accarezzano e modellano le trasformazioni psichiche e fisiche.
In letteratura la tematica del rosso è ben presente: pensiamo al Verismo con Rosso Malpelo, o al Pascoli cui il colore rosso allude ad un’accesa sensualità e sottolinea con forza la carica sessuale, è sinonimo di passione, eros. Joyce, invece nell’Ulisse descrive il “rosso fortore di rapina nel pelo” o la magia espressa ne “Le scarpette rosse”; fiaba di Hans Christian Andersen e rivista in chiave cinematografica nel Mago di Oz ispirato al il primo dei quattordici libri dello scrittore statunitense L. Frank Baum.
Il “rosso” abbraccia l’arte e non è un caso che la poetessa abbia collaborato con artisti, evidenziando slanci e accordi nuovi anche con questo mondo creativo. Lo stesso Matisse, ne fece uno studio: L'Atelier Rosso, Henry Matisse, 1911, olio su tela, 162 x 130 cm. Il colore diventa un elogio primario e determinate nella ricerca di un senso. Uno slancio di “atti d’amore” e di rinascita, di attese, di viaggi delicati o “attraverso la rete/ nemica del tempo” o faticosamente comprese in “luci artificiali e fiati strozzati”.

La poesia diventa l’arma salvifica, “scacciapensieri”, scintille emozionali atte a dosare sia quel magna interiore di sogni non realizzati o dubbi, sia la libertà di osare “urlando canti di rabbia e amore”.

Il rosso diventa incontro e relazione, urgenza d’identità e spirito avvolgente, vestito di femminilità e vivavoce di non fermarsi fino a che si ha voglia o almeno fino a quando misteriosamente ci è concesso.

L’irresistibile leggerezza del rosso

postfazione a cura di Cristiana Vettori

Con questa seconda silloge – la prima “D’istanze” è uscita nel 2009 – Cristina Lastri riconferma l’autenticità di una voce poetica che intende la poesia principalmente come un mezzo che aiuti e accompagni il disvelarsi di un’anima. E in questo caso lo fa affidandosi al rosso, nelle sue molteplici sfumature, come il rosso totale che permea il libro di Orhan Pamuk, “Il mio nome è Rosso”, da cui non a caso è tratta la citazione posta in exergo alla silloge.
E così l’Autrice si fa guidare dal colore per esprimere e rappresentare il dispiegarsi cangiante e vario della vita in tutte le sue manifestazioni.
Il titolo del libro è anche quello della prima sezione: sono di un rosso profondo i momenti che si fanno attraversare lasciando nell’anima della Poetessa tracce intense, quel “rosso pulsare” che si cela dietro le apparenze e la rassicura sulle radici più autentiche e vere del suo sentire, del suo vivere, che si rivelano appunto come “carne del suo essere”.
La poesia esprime un desiderio di rinascita, “rebirth”: “Un’altra me respira / e si solleva”. E non sono solo i colori a guidarci: nel corpo delle liriche, quasi in dissolvenza, il rosso sfuma per lasciare spazio alle fluide sonorità delle musiche evocate, agli effluvi floreali, o ancora alla pura gestualità della danza quotidiana, che non è solo desiderio e attesa di colei che incede danzando nella vita, ma è anche rispecchiamento e riconoscimento della propria “ombra ballerina”.
Per dire come ogni senso concorra a ricreare un’atmosfera, a resuscitare il ricordo e l’emozione, e a trasmetterli.
Nella sezione che segue è il rosso fuoco a rivelare passioni accese e palpitanti amori, pur nella loro ambivalenza: amori vissuti in attimi fugaci, amori desiderati, invocati, amori che illudono e deludono, amori di una vita o di un’ora sola, amori passati, finiti.
...ehi man
che cammini senza me
dall’altra parte della vita
ascoltami: è finita!


È quasi un urlo: la Poetessa si rivolge allo Starman, l’uomo delle stelle, troppo lontano, “dall’altra parte della vita”, proiettato in un universo separato eppure ancora tanto desiderabile quanto lo sono le stelle.
Il rouge noir è invece il colore dello spaesamento, del lutto, della perdita:
Le persone restano sole
a guardare i colori
ormai sbiaditi
di quel freddo mattino
scaldato dal ricordo
di una promessa.


Ma è proprio in questa sezione che si dispiega il gioco linguistico, fatto di allitterazioni, anafore, tautogrammi, che contraddistingue la poesia di Cristina Lastri, quasi che la Poetessa volesse ottenere un alleggerimento del contenuto attraverso un uso lieve e modulato del linguaggio poetico.
E si tratta di un gioco che prosegue nella sezione successiva, rosso vermiglio, dedicata all’elogio della poesia e del poeta: all’una e all’altro l’Autrice dedica una serie di efficaci acrostici, in cui le liriche occupano spazi alternati, zigzagando nella pagina fino ad ottenere un effetto ottico che può far parlare di poesia visiva.
Infine, nell’ultima sezione, è il rosso relativo a dirci quanto la Poetessa sia consapevole del fatto che non di solo rosso è colorata la vita di ciascuno di noi: ed è la sezione in cui il gioco linguistico trionfa accanto a toni più teatrali, ironici e autoironici.
Forse perché la vita e la poesia richiedono questo estremo sforzo di leggerezza, accanto a quello di significazione, cosicché, dopo avere penetrato nelle più profonde intimità del nostro essere, si desidera finalmente risalire, e addirittura librarsi in aria: e lo si può fare in poesia con l’immagine, con la metafora, con la levità del linguaggio. Come ci insegna Calvino:
Se volessi scegliere un simbolo augurale …sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che tutti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite.

Ed è allora, quando si raggiunge questa leggerezza, che il viaggio poetico può dirsi concluso, ma solo per lasciare spazio al viaggio successivo.

Commento di Bruno Pollacci

...E ti faccio i miei complimenti per la tua creatività poetica, che si esprime con freschezza ed originalità, carezzando il passato ma salterellando nel presente, con una gioiosa capacità intuitiva ed anticonvenzionale...

Commento di Agostino Scognamiglio

Rosso Profondo di Cristina Lastri evoca nelle sue pagine una gran forma di libertà e secondo me non lo puoi leggere per moda; se sfogli le sue pagine ti accorgi ben presto che i suoi versi vanno presi a piccole dosi, il rapporto che instauri con la poesia è personale, coinvolgente, e se la lettura s’intensifica, ti senti interpellato fino a chiederti: che cos’è l’eros? Credo che sia infinitamente più facile vivere l’amore, rispetto alla sua descrizione. Cristina ci tiene stretti perchè vuole che diventiamo umani, poi amanti dell’Amore. Allora ci lascia alla nostra anima, in un rispetto pieno di tenerezza. Complimenti! Consiglio di leggere questo libro.

Rosso Profondo

RossoProfondo

Editrice ZONA 2015
Collana ZONA contemporanea
ISBN 978-88-6438-5204
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